Israele bombarda il sud del Libano dopo la pioggia di razzi da Gaza

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Raid nella notte in risposta al lancio di una quarantina di ordigni: “Colpite infrastrutture terroristiche di Hamas”. È l’azione militare più significativa dalla guerra del 2006

Escalation di violenza in Israele

 

AGI – Almeno tre violente esplosioni sono segnalate nella regione di Tiro, nel sud del Libano. Lo riferisce l’AFP, dopo che l’Esercito istraeliano ha annunciato che sono in corso attacchi in territorio libanese. Secondo un testimone, almeno due proiettili d’artiglieria sono caduti vicino a un campo profughi palestinese.

Un altro proiettile è caduto sul tetto di un’abitazione in un terreno vicino al campo, causando danni materiali, secondo quanto riferito da un corrispondente dell’AFP. ‘Al Manar’, network televisivo pro-iraniano, ha reso noto che i bombardamenti si sono concentrati su tre zone nel sud del LIbano, fra cui il settore del campo di Rachidiye.

Gli attacchi sono stati diretti contro postazioni del gruppo islamico Hamas nel sud del Libano, come confermato da un portavoce dell’Esercito israeliano, il quale ha avvertito che non sarà consentito al movimento palestinese operare dall’interno di quel Paese. Questo raid è il più grande sferrato in territorio libanese da Israele dal 2006.

Nella notte sono stati sparati 44 missili da Gaza

Le milizie palestinesi nella Striscia di Gaza hanno lanciato 44 razzi verso Israele questa mattina presto, dopo i bombardamenti di rappresaglia israeliani sia nell’enclave palestinese che contro obiettivi del movimento islamista Hamas nel sud del Libano.
Del numero totale di missili sparati, ha riferito l’esercito, nove sono stati lanciati male, 12 hanno colpito il Mar Mediterraneo e 23 hanno attraversato il territorio israeliano.

Di quelli che hanno attraversato il territorio, 14 sono atterrati in aree non popolate, otto sono stati intercettati dai sistemi di difesa aerea israeliani e uno ha colpito un’abitazione nella comunità di Sderot, causando danni ma nessun ferito. Ai residenti e’ stato raccomandato di rimanere nei rifugi.

Quanto ai bombardamenti israelieni, hanno colpito tre obiettivi del gruppo palestinese Hamas nel sud del Libano e 10 nella Striscia di Gaza. Stamattina, l’esercito ha annunciato di avere rafforzato la presenza di fanteria e artiglieria nel nord e nel sud di Israele.

Già ieri si era registrato un forte aumento delle tensioni con 36 razzi lanciati dal Libano – il più grande attacco proveniente da quel Paese dal 2006 – e sette da Gaza. Israele ha incolpato i gruppi palestinesi per il lancio dal Libano e ha avvertito che non permetterà ad Hamas di “operare dall’interno” del Libano.

Il portavoce dell’esercito israeliano ha dichiarato che l’attacco di ieri non poteva essere ignorato dal gruppo sciita libanese Hezbollah, e che “lo Stato del Libano è responsabile di ogni aggressione proveniente dal suo territorio“.

“Nessuno vuole un’escalation a questo punto”, ha aggiunto: se gli attacchi cesseranno, cesseranno anche i bombardamenti.
Gli attacchi degli ultimi giorni sono stati scatenati dagli scontri tra la polizia israeliana e i fedeli palestinesi presso la Moschea di Al Aqsa, nella Gerusalemme Est occupata, mercoledi’ mattina. Questi scontri hanno provocato il ferimento di oltre 30 palestinesi e l’arresto di circa 350, e hanno innescato il lancio – da Gaza – dei primi razzi.

 

 

L’avvertimento era arrivato direttamente premier israeliano Benjamin Netanyahu che aveva promesso di “colpire i nemici”. “Pagheranno un prezzo per ogni atto di aggressione”. Le parole sono state pronunciate  alla nazione in una riunione del gabinetto di sicurezza, convocato in serata dopo una ‘due giorni’ di forte escalation della tensione israelo-palestinese.

Il Libano, da parte sua, aveva negato “qualsiasi escalation dal suo territorio”: lo ha detto nella serata di giovedì il premier libanese, Najib Mikati. Il governo libanese “si oppone all’uso del suo territorio per operazioni che destabilizzano la situazione”, ha aggiunto, dopo l’attacco avvenuto dai territori controllati da Hezbollah e che le autorità israeliane hanno attribuito a gruppi palestinesi.

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