Puglia, è (sempre) l’ora di “monitorare” i costi sanitari

Con davanti lo spettro di quasi mezzo miliardo di debito strutturale (“Andrà tutto bene!”), l’amministrazione regionale pugliese decide di cambiare approccio sulla rendicontazione delle spese sanitarie, puntando ad analizzare più a fondo i fattori di passivo economico e a dirigere in prima persona i futuri ingaggi del personale di settore. Ma in casa CGIL già si teme precarietà e disservizi, accusando i politici di non voler investire dove serve

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La Sanità pubblica italiana sta attraversando l’ennesima fase critica. Il tutto mentre, a livello globale, l’OMS si prepara a lanciare il famoso “trattato pandemico” (promosso anche sulla nostra stampa da Bill Gates in persona – e diremmo… che onore! -). Se un po’ tutti i sistemi sanitari regionali sono alle prese con uno stallo finanziario che potrebbe portare a ulteriori tagli al personale medico, il caso della Regione Puglia pare essere l’emblema della situazione.

Il bilancio deficitario stimato intorno ai 200 milioni di euro, infatti, ha spinto il tavoliere a considerare misure di razionalizzazione dei costi. Nel 2022 – pare – le spese sarebbero aumentate addirittura sino a 710 milioni di euro, principalmente a causa dell’incremento dei prezzi farmaceutici e sociosanitari. Cifra a cui sommare i 100 milioni investiti nella stabilizzazione del personale impiegato nell’emergenza Co.Vi.d./19, per un disavanzo totale stimato intorno ai 450 milioni di euro.

“Approviamo noi”, il pragmatismo decisionale del collegio

Per affrontare quest’ulteriore situazione economica precaria, la Giunta regionale avrebbe deciso di avviare una serie di azioni pragmatiche, tra cui la stretta sulle assunzioni: ogni richiesta di nuovo ingaggio, infatti, richiederà l’approvazione del medesimo organo territoriale, mentre i responsabili sanitari che non rispetteranno questa direttiva rischieranno il licenziamento. Una misura che influirà principalmente su aziende come Sanitaservice, incaricate dei servizi di pulizia e altro, non riguardando, invece, le “internalizzazioni” già avviate per il comparto del 118.

L’amministrazione pubblica, però, preferirebbe non parlare di “tagli”: in linea, forse, con un contesto socio-sanitario che spinge l’assimilazione dei neoconcetti e l’applicazione delle neolingue, pare che si sia scelto di riferirsi meglio a “stretto monitoraggio delle spese”. In un recente comunicato stampa, infatti, il vicepresidente e assessore al Bilancio Raffaele Piemontese, congiuntamente all’assessore alla Sanità Rocco Palese, hanno spiegato la decisione intrapresa dalla Giunta e aggiunto che “[…]Si devono ridurre significativamente le spese della farmaceutica, con un report trimestrale delle ASL e aziende ospedaliere da trasmettere in Regione”.

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Le federazioni di lavoratori in rivolta

Tuttavia, i sindacati (in primis la CGIL) si sono subito ribellati a questa pretesa di rendiconto meticoloso, sostenendo che avrà un impatto negativo sulla medicina territoriale e sui piccoli poli ospedalieri, in particolare per l’allungamento delle tempistiche sulle liste d’attesa e per la riduzione della quantità e qualità delle prestazioni mediche.

Secondo quanto affermato da Ivan Pedretti (segretario generale dello SPI-CGIL nazionale – SPI, Sindacato Pensionati Italiani -), sarebbero necessari, invece, almeno altri 10 miliardi di euro per il settore sanitario: un’ipotesi drasticamente rigettata da chi afferma – probabilmente mentendo, secondo il sindacalista – che non ci sarebbero più risorse disponibili.

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Fonti online:

ByoBlu (testata giornalistica ed emittente televisiva nazionale; articolo di Miriam Gualandi dello 08 aprile 2023), TELERAMA NEWS.it, ANSA.it, A.F.O.R.P. (Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia), La Repubblica (sezione su Bari), Assocarenews.it, Stato quotidiano, RADIO NORBA, sito istituzionale della Regione Puglia, Trani Viva, COBAS Lecce, InfoNurse.it, Quotidiano di Puglia.

Canale YouTube: Trmh24.

Antonio Quarta

Redazione Il Corriere Nazionale

Corriere di Puglia e Lucania

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