“Quelli della Balduina”: storie di vita dei ragazzi di destra nel quartiere più “nero” della capitale

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A una lettura veloce “Quelli della Balduina” (ed. Settimo Sigillo), il bel libro-testimonianze di Federico Guidi (romano, 57 anni, laureato in Giurisprudenza, Presidente della Commissione bilancio di Roma capitale dal 2007 al 2013), che abbraccia 50 anni di storia politica italiana raccontati dai protagonisti di una delle sezioni più “nere” della capitale, potrebbe sembrare una rammemorazione dolceamara e nostalgica. Un saggio che interessa per il rapporto che ha con la memoria collettiva.

In realtà, “Quelli della Balduina”, presentato di recente al Museo e Fondazione “Venanzo Crocetti” di Roma, indaga nell’ambito di quel rapporto di conoscenza e riappropriazione di ciò da cui si è stati allontanati, da un luogo, da un’epoca, e che individui e gruppi compiono per assorbire il cambiamento.

Per quelli che non sono di Roma, la Balduina è un’area urbana all’interno del quartiere Trionfale, sul versante meridionale di Monte Mario.  La via della Balduina era l’ultima tappa della via Francigena che conduceva i pellegrini verso la basilica di San Pietro. Oggi è un quartiere per famiglie con tracce dell’antico passato, spazi pubblici molto ampi e il grande polmone verde della riserva naturale di Monte Mario. Già dagli inizi degli anni ‘70 è il “quartiere nero” per eccellenza di Roma.

“Quelli della Balduina” è innanzitutto un libro, anzi un bel libro, di storie: tutti abbiamo bisogno di storie e di qualcuno che ce le racconti. Di più, è “una storia di radicamento, militanza, identità. Una storia che andava raccontata”, appunto. Ancora di più, è un libro di testimonianze, ma soprattutto di testimoni. Come sostiene il filosofo scozzese Thomas Reid “la testimonianza è una fonte di conoscenza primaria nella comunità umana”, ebbene qui sono ricucite le “confessioni” di quei ragazzi di destra che, in quegli anni complicati e pericolosi, lottavano per la sopravvivenza.

“Quelli della Balduina” restituisce i giorni e le tappe di un’esperienza umana totale, quella sorta nel 1970 (l’anno in cui aprì la prima sezione) fino ai giorni nostri. Guidi interroga la memoria, le memorie meglio, come strumento di conoscenza del reale e il racconto delle vite di questi ragazzi si trasforma in un acuminato strumento di indagine sociale, politica ed esistenziale.

Perché la vita raccontata da Guidi non è un altrove immaginato, immaginario, un alibi qualsiasi. I racconti e le immagini sono costellati dalla presenza di persone, comunità, momenti, discorsi e, come in un lungo, sofferto, piano sequenza scorrono gli anni di Radio Alternativa e dei campi Hobbit, dei brani della Compagnia dell’Anello e degli scontri nelle piazze o all’università, delle sezioni missine nelle periferie (le uniche a poter competere con la sinistra sui temi sociali) incendiate o demolite dal tritolo, degli estenuanti, immensi, giri per tornare a casa dopo un attacchinaggio o una manifestazione e la domanda “cosa c’è dietro l’angolo” non è per niente una brillante metafora.

In quest’ottica, la nostalgia è una modalità per reagire all’irreversibilità del tempo. Grazie al quadro che Guidi ricostruisce del passato, nel processo connaturale all’elaborazione della memoria collettiva, siamo in grado di modificare la riflessione e il giudizio. Difficilmente la società, nel momento presente, ci racconta e ci rivela i suoi aspetti più attraenti. “Il presente – come scrive Jankélévitch – non ha fascino, esso è già là, a portata di mano. Ma il passato bisogna ravvivarlo, richiamarlo a se stessi nel movimento dei ricordi, perché non solamente domanda di essere cercato, ma di essere ancora completato e innanzitutto decifrato”.

In questo senso, “Quelli della Balduina” costituisce un utile bagaglio per affrontare anche il presente e il futuro.

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