La crisi del lavoro

Diritti & Lavoro

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Il 2024 terminerà con una percentuale di disoccupazione non inferiore al 9 %; da aggiungere alla percentuale di chi, purtroppo, non ha mai trovato un lavoro. Anche nel primo semestre di questo nuovo anno, il valore tenderà a salire. Vedremo se, poi, se l’UE saprà ridare fiducia alla produttività nazionale senza esose contropartite.

In sostanza, dietro la percentuale che abbiamo segnalato c’è il declino del nostro Paese. Si scrive, ma non sempre a ragione, che la “colpa” della crisi economica è correlata a eventi internazionali. E’ vero; ma solo in parte.

Da noi l’occupazione, ufficiale, non è stata mai piena. La percentuale dei senza lavoro ci ha sempre accompagnato. Prima della Crisi Politica (2008/2018), i senza lavoro erano il 5,8% della potenziale forza occupazionale nella Penisola. Poi, la percentuale è aumentata. In questo 2024, non è previsto un suo calo. Come a scrivere che, in ogni caso, la percentuale resterà a due cifre e con effetti negativi sulla vita di parecchie famiglie italiane che, con molto pudore, tentano di tirare avanti senza indebitarsi più di tanto.

Per investire in produttività sarebbe fondamentale avere la compartecipazione dell’UE. Ora, non solo si sono perduti molti altri posti di lavoro, ma anche le strutture che potevano fornirli. Dall’emigrazione degli uomini, si passerà a quella delle aziende.

In questo sistema tutto da rivedere, ci sono responsabilità recenti, ma anche remote. Però la politica ha avuto la sua parte e i Governi che si sono succeduti hanno fatto il resto. In economia non ci sono vie di mezzo. I compromessi non reggono più. Lo abbiamo inteso da subito. In circa due anni, l’indice occupazionale è, progressivamente, calato e la flessione sembra continuare. Anche la “messa in sicurezza” dei posti di lavoro ha un costo elevato. D’illusioni non ce ne facciamo e non siamo intenzionati a prospettarne. La crisi del lavoro resterà una realtà che sopravvivrà nel tempo. I “miracoli” politici non esistono. Meglio essere coerenti per evitare di fare un ulteriore “passo indietro”.

Giorgio Brignola

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