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Maria è la madre dell’umanità e della pace

Interviste & Opinioni

Colloquio con padre Pio d’Andola, frate del Convento della Vetrana e Commissario di Terra Santa

Padre Pio ofm (Ordine dei frati minori) da Volturino, è castellanese d’adozione ed è Commissario di Terra Santa delle Puglie e del Molise. La sede si trova presso il Convento Santuario Maria SS. della Vetrana di Castellana, dove il frate risiede e vive la sua vita monastica.

Chi è padre Pio D’Andola?

«Il mio vero nome è Gaetano. Volturino, il mio paese d’origine, si trova a circa 750 metri d’altitudine, sulla strada che porta da Foggia a Campobasso». La sua famiglia era talmente numerosa da ricordare la lunga serie delle statue dei santi che accompagnavano la solenne processione della Madonna che si faceva in occasione della Natività di Maria a Volturino. «Anche per questo sono particolarmente devoto alla mamma di Gesù. Papà faceva il sarto e aveva un negozietto di merceria. Non mancava mai alla messa. Posso dire con certezza che la mia chiamata a seguire Gesù è passata dalla vita, dalla fede, dalla voce di mio padre».

Classe 1931, frate minore, sacerdote, musicista, teologo, dottore in Scienze naturali, radioamatore e geometra

«Sono venuto qui a Castellana Grotte, in questo Convento, nel 1958, e l’anno successivo ho partecipato alla prima festa della Madonna della Vetrana, alla processione di aprile, perché qualche mese prima ero ritornato a Napoli per la mia laurea in Scienze Naturali.

Il nome Pio lo assunsi dopo il Concilio, perché bisognava dare a tutti i frati un altro nome, ma il mio nome di nascita è Gaetanino o Nino.

Avevo 15 anni quando scelsi questo nome; avevo conosciuto San Pio nel periodo dei miei studi a San Marco in Lamis, un paesino del Gargano. In una delle visite a Padre Pio, l’ho conosciuto ed ho anche familiarizzato e scherzato con lui, che mi raccomandava, con quel suo franco, diretto linguaggio pugliese di comportarmi sempre bene, anche per onorare il nome che avevo scelto.

A Castellana diventai anch’io padre Pio».

La Vergine della Vetrana

«Castellana Grotte è stata sempre una città mariana: qui sulla collina c’erano una cappellina intitolata alla Madonna e un affresco, un’icona bizantina del 1300, che ora è sull’altare del Convento».

«Quando nel 1690 scoppiò una drammatica epidemia di peste, causata da un carico di merci infette di una nave proveniente dalla Jugoslavia al porto di Monopoli, che mieté numerose vittime fra la popolazione di tutti i comuni del territorio, la Madonna apparve fra l’11 e il 12 gennaio del 1691 a due sacerdoti (don Giuseppe Gaetano Lanera e don Giosafat Pinto), alla cappella della collina, che gli ingiunse di bagnare la fronte e i bubboni degli appestati con l’olio del lume che ardeva davanti all’icona. L’unzione guarì miracolosamente gli ammalati di Castellana e del circondario. Nel gennaio di quell’anno la popolazione fu salva, e l’evento fu dichiarato soprannaturale addirittura da un laico, un notaio di Bari, non da un ecclesiastico».   

L’appellativo di Vergine della Vetrana, secondo la tradizione popolare, deriverebbe dall’omonimo termine dialettale (vetrana), con cui si indicava la peste.

La devozione mariana

«La Madonna è la Madonna di tutti, Gesù sulla croce ci ha regalato la madre che è la Madonna di tutti, credenti e non credenti». I castellanesi devono coltivare il culto dei loro e dei nostri padri che hanno promosso il culto di questo santuario. Questo santuario l’hanno fatto i castellanesi. Quando vado Gerusalemme ed altrove porto sempre l’immagine del convento di Castellana.

L’impegno pastorale e di servizio in Terra santa

Nel 1985 avviene una svolta nella vita di frate Pio: il primo viaggio in Terra Santa.

«Mi sono innamorato di tutto ciò che si riferisce a quella terra benedetta e martoriata. La mia missione a Gerusalemme è accompagnare i pellegrini, illustrando i bisogni di quella terra, e riscoprendo la nostra fede, che lì è nata. Visitiamo i luoghi in cui Cristo ha vissuto e che ha attraversato. A Gerusalemme ci andiamo anche per offrire il nostro lavoro ai frati custodi dei santuari, porto con me volontari che prestano gratuitamente la loro opera: potatori, elettricisti, muratori, piastrellisti, ingegneri, tecnici, esperti digitali».

«È una terra martoriata, ma non dappertutto c’è guerra. Come è noto, Israele occupò parte della Palestina, e nel 1947 dichiarò lo stato ebraico. Però bisogna dire che gli arabi sono cristiani o musulmani; gli israeliani non sono tutti ebrei, ci sono quelli cristiani, e ci vivono anche arabi che sono israeliani, musulmani, pur essendo di cittadinanza israeliana».

Conclusioni

«I venti di guerra di questi giorni non devono farci dimenticare di pregare sempre Maria, che è la Madre della pace».

E anche se appare lontano l’orizzonte della pace, padre Pio, congedandosi, ci ricorda che la pace è il frutto di una armonia in cui ognuno, ogni cosa sta al suo posto, in una relazione fiduciosa e di amore con gli altri. È per questo che l’aspirazione alla pace è quella più grande e, allo stesso tempo, anche l’ultima ad essere realizzata. «Non dobbiamo smettere di chiedere l’intercessione materna di Lei». Ricordiamocene durante la imminente celebrazione della Sua festa d’aprile.

Giovanni Mongelli

 


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