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Il mondo complesso di uno sport “minore”: l’equitazione

Sport & Motori

Nell’intendo di valorizzare i giovani, futuri giornalisti,e promuovere lo sport ‘minore’, la redazione del corrierenazionale intende proporre ai nostri lettori articoli scritti dai giovani che frequentano questi sport ‘minori’.

Vi proponiamo il presente articolo sull’equitazione scritto da Angelica Berloco, giovane altamurana appassionata di equitazione da ben 13 anni.

Ai nostri lettori chiediamo il loro parere.

Il Direttore

Antonio Peragine

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Il mondo complesso di uno sport “minore”: l’equitazione

Ai giorni d’oggi in televisione, nelle reti radio e tra i post dei vari social network si sentono e si leggono notizie sempre più inerenti al calcio; tutta l’economia gira intorno alle squadre della serie A, la loro notorietà è fondamentale per l’azione pubblicitaria. Ma ci siamo mai chiesti quanti altri e quali sono quegli sport definiti “minori”? L’accezione a tratti dispregiativa delinea l’insieme di tutte quelle attività che, o sono molto poco conosciute o non lo sono del tutto, indipendentemente dal fatto che siano o meno sport olimpionici. Qualche esempio dei suddetti può essere: la palla-tamburello, il badminton, il bowling, il golf, le arti marziali e così via. Ma ora parliamo di uno sport, forse uno dei più antichi e quello che è servito all’uomo per compiere gran parte delle proprie attività in tempi antichi: l’equitazione. Come detto sopra, i cavalli, a differenza di una palla da calcio, di un volano o di un giavellotto, sono sempre esistiti e hanno fornito un grande aiuto all’uomo nella caccia, nelle guerre e battaglie, negli spostamenti, nel trasporto di grano e cereali. Insomma l’equitazione prima di essere uno sport, è nata come attività di pura necessità. Ma cos’è oggi l’equitazione?

Per iniziare, chi vi scrive frequenta il mondo dei cavalli da ben 13 anni e, nonostante si possa definire un bel lasso di tempo, ci vorrebbero decenni e decenni per scoprire quanto di più profondo e di più sconosciuto ci sia nella storia di uno sport. Oggigiorno l’equitazione è e deve essere una passione; perché termini così drastici? Per il semplice motivo che, contrariamente alle voci di “corridoio” che dicono con molta ignoranza: <Tanto fa tutto il cavallo!>, ci vuole dedizione, motivazione, sensibilità ma soprattutto pazienza e capacità di comprendere “l’altro”. Quest’ultima è la più importante per il fatto che in questo caso “l’altro” non è un essere umano che parla la nostra stessa lingua, ma un animale, consapevole della sua forza ma che, nonostante ciò, cerca lui di intendere il significato di ogni nostra azione. Purtroppo non tutti quelli che iniziano ad approcciarsi a questo mondo capiscono veramente che carattere bisogni avere. Come ho detto prima, che in giro c’è molta ignoranza, molta disinformazione e molto pregiudizio: ci si imbatte in commenti e giudizi a sproposito senza che si sappia davvero di che cosa si stia parlando e senza mai aver provato neanche ad avvicinarsi ad un cavallo.

Per quello che mi riguarda, questa passione è nata per gioco, alla tenera età di cinque anni, in una noiosa giornata estiva e con la semplice richiesta ai miei genitori se potessimo andare a vedere dei cavalli. Dall’ora è sempre andato in crescendo senza mai avere il rimorso di aver iniziato ma sempre con la voglia di imparare di più. IMPARARE, si perché l’equitazione, più di altri sport, è una maestra di vita: insegna ad avere pazienza, a coltivarla, insegna ad organizzare la propria vita in base alle 3/4 ore passate al maneggio i pomeriggi, insegna che spesso l’esito di un’esperienza non dipende solo da noi, insegna che dopo le sconfitte bisogna lavorare sì su noi stessi ma anche sulla sintonia, sull’armonia, sul binomio.

Tutta la mia esperienza in questo ambito si è svolta inizialmente in Puglia e successivamente su tutto il territorio nazionale, e sinceramente è stato totalmente inaspettato il trovare centinaia e centinaia di bambini, ragazzi e adulti dediti a questo sport. Infatti un’ altra caratteristica che lo contraddistingue è proprio il fatto che sia per tutte le età, ci sono uomini di oltre sessant’anni che continuano, nonostante l’età, a partecipare a competizioni di livello nazionale ed internazionale. In Puglia l’equitazione è molto praticata e bisogna anche tener conto che Lorenzo De Luca ed Emanuele Gaudiano sono rispettivamente il primo e il terzo cavaliere nella graduatoria della computer list mondiale e sono originari il primo, di Lecce, e il secondo di Matera; quindi l’orgoglio del sud Italia si fa largo nelle più ambite competizioni internazionali.

Questo sport comprende molte discipline che comportano comunque la presenza del cavallo: il salto ostacoli, il dressage, il cross-country, la monta western, il polo, la gimcana, gli attacchi e il volteggio. La maggior parte di queste è quasi o totalmente sconosciuta alla maggior parte della gente eppure il risultato che deriva da ore e ore di allenamento è la completa sintonia, i gesti fluidi e l’impercettibilità dei comandi che rende il tutto ancora più entusiasmante.

Ad oggi tra quelli elencati, il salto ostacoli e il dressage sono le attività equestri più svolte anche perché sono discipline olimpioniche; in Puglia, ma in generale in tutto il meridione, è molto più diffuso il salto ostacoli rispetto al dressage poiché il numero di istruttori specializzati in quest’ultima disciplina è minore rispetto al numero degli istruttori di salto ostacoli.

Paragonando queste due discipline a degli sport più alla portata di tutti, potremmo definire il dressage una sorta di danza classica a cavallo e il salto la danza moderna, più avvincente e più ritmica; ovviamente la preparazione classica deve esserci per fare di un ragazzo che pratica danza moderna, un ballerino eccellente. Questo significa che la preparazione in piano, nello “ginnasticare” e stimolare ogni muscolo del corpo del cavallo è necessaria affinchè esso possa poi saltare in completa scioltezza e agilità.

Ovviamente, come in ogni sport, ci sono dei lati oscuri. Tra questi c’è per esempio tutto il mondo relativo alle scommesse, il quale gira intorno alle corse ippiche. Queste ultime, che si svolgono negli ippodromi, soprattutto negli ultimi anni, sono state oggetto di molte critiche per quanto riguarda le violenze perpetrate ai cavalli con strumenti totalmente contrari al benessere fisico e psicologico degli stessi. Purtroppo in ogni aspetto della realtà che ci circonda è comunque presente un’altra faccia della medaglia, un lato che non tutti conoscono ma che serve in ogni modo per rendersi conto appieno di quanto oggigiorno il mondo dello sport debba spesso sottostare alle leggi del mercato e dell’economia.

D’altra parte, se praticare uno sport in generale comporta numerosi sacrifici, bisogna rimarcare il fatto che, da questo punto di vista, l’equitazione sia uno sport totalizzante. La mia quotidianità, infatti, non è la stessa di un mio coetaneo qualsiasi; questa è fatta di rinunce alle lunghe uscite serali, alle feste di compleanno, agli acquisti di capi firmati. Sì perché un altro aspetto non meno rilevante di questo sport è l’essere dispendioso, molto dispendioso, anche dal punto di vista economico: per questo l’equitazione, insieme a pochi altri sport, è definito elitario.

Ma l’aspetto economico non è il preponderante se si pensa, per esempio, alle numerose sconfitte che si subiscono durante quello che è il percorso sportivo e l’ascesa di ogni cavaliere. Quando, infatti, si inizia ad entrare in punta di piedi nell’atmosfera e nella bolla delle competizioni, il rapporto impegno-risultato ci sembra minimo e sinceramente questa cosa ci aggrada; salendo, però, uno alla volta i gradini delle categorie superiori, ci si rende conto che questo mondo non è tutto rosa e fiori come si era percepito. Riguardo ciò io riprenderei una citazione di mia madre che definisce tutto il periodo iniziale delle gare come “l’illusionificio”, evidenziando proprio l’aspetto precedentemente illustrato e quanto i ragazzi, i genitori e gli istruttori si riempiano di sogni, di illusioni e di buoni propositi. Tutto ciò è però molto poco duraturo: ci si rende conto che le aspettative erano troppe e troppo alte, e insieme a queste anche le pretese riguardo il nostro compagno. In questo sport quindi, va avanti chi è disposto a perdere, a pazientare, a cadere e a rialzarci continuamente.    

 

Angelica Berloco


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