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Paralleli e diversità fra Covid-19 e Morte Nera del XIV secolo

Arte, Cultura & Società

Molto spesso leggendo i giornali in questi giorni ci viene proposto, più o meno fondatamente, un parallelo tra l’odierna pandemia da Coronavirus COVID19 e la peste di Boccacciana memoria, che ha flagellato il mondo e l’Europa intera a partire dagli anni ’30 del 1300.

Come l’epidemia in corso oggi, anche allora il contagio originale è venuto dalla Cina. Allora, il focolaio originale sembrerebbe essersi originato tra le steppe della Mongolia e la Cina settentrionale. Da lì, seguendo la “globalizzazione” dell’epoca, cioè la direzione delle carovane della “Via della Seta” (altro spunto sull’attualità odierna, in questo infinito correre e ricorrere della Storia sulle spiagge dell’umana esperienza) il morbo si era spostato prima in Siria, poi in Turchia ed in Grecia e da lì, via mare, è arrivato in Sicilia, Egitto e Genova. Da quest’ultimo importantissimo emporio commerciale dell’epoca (si potrebbe paragonare l’importanza della Genova di allora con importanti capitali del commercio marittimo odierno come Olanda o Singapore) il cammino verso Francia, Spagna, Regno Unito ed il resto del mondo allora conosciuto è stato rapido ( relativamente rapido, se pensiamo che il Covid19 si è diffuso globalmente in nemmeno 4 mesi, mentre il cammino della Peste Nera dalle steppe mongole alle spiagge britanniche è durato circa 20 anni).

La mortalità della Peste ( il nome scientifico di tale batterio è Yersinia Pestis – altra importantissima differenza con la pandemia odierna, si trattava di un male di origine batterica, non virale -) si è aggirata mediamente intorno al 50%, complici le scarsissime nozioni sulla trasmissibilità delle malattie nella società dell’epoca e la grande densità di popolazione che l’Europa aveva allora dopo il secolo “positivo” dal punto di vista demografico, climatico – quindi agricolo-  e culturale che era stato il 1200. Il male si abbatté quindi su di una terra riccamente popolata e scarsamente preparata ad esso dal punto di vista medico-culturale. Si ipotizza che abbia falcidiato circa due terzi della popolazione europea dell’epoca. Invece, la mortalità da Covid19 ad oggi (04.06.2020, n.d.a.) è del 5.9% (estrapolata dal sito della Johns Hopkins University che sta monitorando la situazione globale, che accerta al momento 6.538.4562 casi e 386.503 decessi). La stessa mortalità all’inizio dell’epidemia in fase non ancora globale, o pandemica, veniva stimata tra il 2% ed il 3,5% dall’OMS.

Culturalmente e politicamente, le reazioni ai due mali sono state simili e affatto diverse, se consideriamo le diverse sensibilità e le diverse conoscenze. La Peste ha esacerbato i rapporti con le popolazioni vicine, che venivano viste come portatrici del male (il male viene antropologicamente sempre da fuori) e con i “nemici” interni, Ebrei in primis, che venivano visti come gli untori. Il parallelo con le teorie complottistiche di oggi, per cui il virus è stato creato ad arte da questo o quel paese, da questa o quella comunità scientifica o religiosa, è fin troppo evidente…

Alcuni paesi sono entrati in crisi, sia economica che politica, per colpa del morbo. Il Re Alfonso XI di Castiglia per esempio morì nel 1350 di peste, e questo causò una guerra civile in cui tutti i paesi vicini tentarono di instaurare sul trono di Spagna un loro candidato. Il parallelo con le lotte di oggi, combattute a colpi di spread e speculazione finanziaria, che tendono a ridurre la sovranità economica e quindi politica di un paese colpito, come il nostro, e quindi indebolito nella sua capacità di resistere all’assalto, anche qui risulta  fin troppo evidente…( visto che siamo in tema “storico”, sarebbe opportuno ricordare all’Olanda che la loro ricchezza attuale  si basa sulla loro fortuna storico-geografica di essersi “trovati ad essere” un grande snodo commerciale importante sulla rotta Atlantica solo negli ultimi cinque secoli della nostra epoca; che la Storia è fatta di corsi e ricorsi storici, e che ciò che oggi costituisce forza domani può essere causa di male e debolezza).

Altro parallelo interessante è la reazione che le nazioni colpite hanno avuto, oggi e all’epoca. La crisi della peste ha portato nel mondo di allora ad innovazioni prima impensabili. Le rigide corporazioni delle arti e dei mestieri, che rinchiudevano in se il sapere artigiano, il potere imprenditoriale ed economico della borghesia dell’epoca hanno dovuto allargare le loro file, dopo che molti dei loro membri morirono a causa del contagio. Questo fenomeno di fluidità sociale ha permesso un rinnovo del capitale umano, economico e politico. Il germe di questo ricambio ha portato in poco tempo alcuni stati (come La Serenissima o la Signoria di Firenze) non solo a riprendersi ma a primeggiare nel commercialmente ruggente XV secolo. Di questo periodo è infatti l’ascesa dell’iniziativa bancaria e la massiva utilizzazione della “lettera di cambio”: nuove persone si affacciavano nel mondo degli affari e dopo essere usciti da un periodo nero, si è data fiducia al futuro, investendo denaro a credito in base alla solvibilità del progetto e ai rischi che esso comportava per la banca finanziatrice ( quale modernità…). Si istituirono i lazzaretti, luoghi deputati al contenimento dei malati sia vivi che morti, alla cura delle anime dei moribondi e della salvaguardia della restante popolazione. Gli stati crearono le “quarantene” per le persone e le merci: si lasciavano a “decantare” le cose e le persone che entravano in città, in apposite strutture assistite, per accertarsi che non portassero il male all’interno delle mura cittadine. Insomma ad un periodo di lutto e devastazione l’Europa dell’epoca ha saputo reagire rinnovandosi e crescendo, superando vecchi paradigmi e creando nuove opportunità per chi era pronto ad afferrarle (non siamo al sogno americano, non vi era democrazia e il sistema chiuso e quasi “castale” del medioevo era ben lungi dall’essere superato. Ma i prodromi di tale rivoluzione possono essere trovati anche nei fermenti che si crearono da una società “nuova” da un punto di vista umano: metà della popolazione era morta nel giro di un ventennio).

L’Europa di oggi è pronta a litigare su tutto, a bloccarsi a vicenda alle frontiere forniture di materiale medico (che non dovrebbero più esistere secondo i trattati, ma che sono di fatto state reintrodotte alla prima crisi seria che questa finta Unione Europea ha dovuto affrontare…sembra la casa di paglia del primo fratello porcellino che crolla al primo soffio del lupo…) e a rinfacciarsi l’un l’altro i propri debiti pregressi, le proprie debolezze, le proprie mancanze ed arroganze. Il futuro non può arrivare dall’UE, fantasma di un sogno morto alla nascita a causa delle sue intrinseche contraddizioni mai superate per mancanza di volontà politica dei singoli stati membri, ma deve arrivare dalla cosiddetta “società civile”, da noi insomma. Le migliori energie umane, imprenditoriali, economiche, culturali e sociali hanno di nuovo in mano la torcia dell’avvenire, devono plasmare il mondo post- covid19. Speriamo che l’occasione sia ghiotta per la Storia,e speriamo che noi saremo all’altezza di tale compito, e che nelle pagine di storia di domani questa crisi venga citata come una delle cause del rinnovamento del XXI secolo. Speriamo. Ma, citando l’apostolo Paolo, bisogna “essere speranza, non avere speranza”. Spes contra Spem.

Matteo L. Pascucci


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