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Mettere al mondo non basta

Arte, Cultura & Società

Danilo Breschi

Non solo sulla demografia, fattore determinante. Non solo sul calo delle nascite e dunque sulla quantità, ma anche sulla qualità di chi nasce dovrebbe interrogarsi il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. O meglio: sulla qualità morale e cristiana di coloro che, nati, crescono da queste parti del mondo. Ma qui il discorso si fa davvero universale, senza confini. Vale per l’Occidente come per l’Oriente.

Commentando l’ultimo bilancio demografico dell’Istat, che nel 2019 ha registrato un nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia ad oggi, Bassetti afferma che questo calo delle nascite «probabilmente è la più grande emergenza dell’Europa. Non è una questione politica di destra o di sinistra, non è neanche soltanto una questione di soldi o di sgravi fiscali (seppur necessari): è una questione di civiltà. Questo calo della natalità, infatti, è il segno di una crisi culturale che ha radici profonde nel nostro recente passato». E aggiunge, prima da sociologo poi da uomo di Chiesa: «oggi esiste indubbiamente un problema di organizzazione politico-economica dell’intera società, ma ancor prima c’è una grande questione esistenziale e culturale. In tutta Europa – ma forse dovremmo dire in tutto il mondo occidentale – la famiglia e i figli sono considerati nient’altro che un peso, un grosso intralcio all’affermazione e all’autodeterminazione del singolo individuo, un ostacolo alla carriera lavorativa e perfino all’arricchimento personale. Alla base di quella che ai miei occhi si presenta come una crisi di civiltà, si colloca, quindi, un cambio di mentalità collettiva che ha mutato, fino a rovesciare completamente, la concezione della natalità: non più una ricchezza per la famiglia e la società, ma al contrario una causa di miseria, un impedimento al successo e, in alcuni casi, una fonte di angoscia. Oggi più che mai è necessario cambiare questo paradigma». Bassetti conclude infine con un richiamo evangelico che intende evitare politicizzazioni, ma giudica in tale ottica e rimanda alla frase di un noto politico democristiano, sia pure in odor di santità: «Di fronte a una società che si sta polverizzando e a un potere politico sempre più particolaristico e feudale, occorre avere la consapevolezza che la nascita di un bambino è una ricchezza per tutti e non un peso per pochi. Occorre tornare ad annunciare con semplicità, gioia e senza dannose strumentalizzazioni politiche il Vangelo della vita: occorre cioè “riversare sulle anime” quella che La Pira chiamava “l’onda vitale e rigeneratrice della Grazia, della verità e della pace”». 

Che «la nascita di un bambino è una ricchezza per tutti e non un peso per pochi» è un’indubbia verità, condivisibile, ed è quanto mai opportuno che dalle parti della Chiesa si levi una voce così autorevole. Fatti di cronaca recentissimi ci dicono però che alla nascita va aggiunta l’educazione affinché quel germe di umano diventi davvero tale, acquisti qualità e sia dotata d’anima. Aggiunta tanto più necessaria secondo una concezione che fa di ciascuno di noi nato ad immagine e somiglianza di Dio, che è infinita bontà. Ed invece un male assoluto, svincolato da ogni freno e dubbio, dilaga incontrastato nella prima giovinezza di molti nostri concittadini. Fino a scendere alle soglie dell’infanzia. E la somiglianza è col più raccapricciante maligno.  

Questo il resoconto di alcuni quotidiani: due 17enni di Rivoli, un ragazzo e una ragazza, sono indagati dai carabinieri per pedopornografia e istigazione a delinquere per avere fatto parte di una chat in cui si potevano ordinare, pagando in bitcoin o con carte prepagate, crimini atroci compiuti da adulti ai danni di bambini che vivono nel sud-est asiatico. Stupri, amputazioni, torture fino all’assassinio. Ogni “servizio” ha un costo: per vedere video registrati si paga meno, mentre si paga molto di più per assistere “live”, in diretta, a sevizie che terminano con la morte del bambino. Si può interagire con gli aguzzini. Si può chiedere, ad esempio, che venga amputato un braccio oppure versato olio bollente sul corpo del bambino. Gli investigatori spiegano che «le richieste ‘live’ hanno costi molto rilevanti e assicurano guadagni altissimi alle organizzazioni straniere che compiono tali atti disumani».

L’indagine in corso è una diramazione di quella che nell’ottobre 2019 ha fatto luce su una chat antisemita denominata Shoah Party, che inneggiava a Hitler e all’Isis. Il ragazzo è lo stesso già indagato in quel filone. La ragazza è una sua compagna di scuola, con cui avrebbe parlato in chat di quanto faceva, anche se non è chiaro se anche lei abbia avuto accessi diretti alla visione di queste stanze degli orrori, denominate red room. In tutto sono indagati venticinque ragazzi di tredici province italiane, tutti minorenni, in alcuni casi di appena 13 anni.

Intervistato in questi giorni, Antonio Sangermano, capo della procura per i minorenni di Firenze e coordinatore della nuova indagine, ha sottolineato l’importanza che i genitori supervisionino i cellulari dei propri figli. Ha definito gli smartphone «vere e proprie fotografie della loro anima», aggiungendo: «Lì dentro c’è tutto. Io definisco i cellulari appendici esistenziali o, se vuole, proiezioni esistenziali dei nostri figli. La radiografia dell’anima di un minore. Ed è un dovere dei genitori conoscere chi ha messo al mondo». Un ulteriore aspetto emerge dall’intervista e cioè che «il dato preponderante non risulta l’attenzione morbosa rivolta al sesso quanto piuttosto alla violenza. Quando c’è l’immagine di un bambino di colore che beve in una pozzanghera e sotto si commenta ‘nesquik’ si prende in giro la povertà. Quando si fanno certi apprezzamenti a commento del volto di Anna Frank si devia sul razzismo. E così via. Ecco, sta divampando l’esaltazione della violenza di cui la pedo-pornografia è soltanto un epifenomeno. Ripeto, oggi non è tanto il dato sessuale a preoccupare ma l’esaltazione di qualsiasi forma di violenza da parte degli adolescenti. Anche sugli animali, per esempio». E precisa, puntualizzando che, se «ad eccitare è più la violenza che, appunto, la sessualità», ciò «non toglie che tutti dobbiamo riflettere, per esempio, sull’accesso indiscriminato ai siti pornografici. Non è normale che un ragazzino di 14-15 anni possa tranquillamente entrarvi e guardarsi tutti i film a luci rosse che desidera». Detto ciò, le indagini sono scattate grazie alla preziosa denuncia di una madre dei minori coinvolti nella chat.

L’Orrore scorre sul web. Tra il materiale rinvenuto ci sono video in cui si commettono stupri di bambine, mutilazioni di animali, decapitazioni, espianti di organi. Dovremmo presto comprendere che l’orrore abissale che abbiamo giustamente a lungo riservato ai lager nazisti è stato trasmesso altrove, che il male assoluto non si è fermato lì ma prosegue imperterrito oggigiorno disseminato nel web, che è solo il tramite. Quelle violenze sono adesso perpetrate per il sadismo di carnefici non più scatenati da ideologie mortifere, ma da qualcos’altro. Il denaro? Sì, ma non basta e al più spiega solo parte dei movimenti di coloro che eseguono le violenze riprese da telecamere e video trasmessi via web. Vi è anche il sadismo del carnefice committente, di colui che paga per assistere passivamente, protetto e indisturbato, seduto di fronte ad uno schermo di pc, tablet o smartphone, all’interno del proprio appartamento. La stanza dell’orrore compiuto, mettiamo, in Asia, può essere consumato da spettatori comodamente seduti in Europa. O viceversa. Il carnefice che commissiona e compra, il carnefice che esegue e uccide. Una filiera dell’orrore finanziata dai guardoni del Male: lo stupro, lo squartamento, la tortura sui deboli, gli inermi, gli innocenti. Se non abita qui ciò che un tempo si chiamava il Demonio, non saprei dove altrimenti cercarlo.

Il procuratore Sangermano pone una vera sfida educativa a tutti noi, avvertendo che «c’è ancora molto da lavorare per scoprire e annientare quell’oceano di dolore che è il deep web, quel contesto internet criptato dove circolano immagini e video di violenza efferata». Anche su questo lato dell’attuale emergenza anagrafica dovrebbe porsi in ascolto la Chiesa cattolica. E non solo lei, ovviamente. Naturale è parlare di fallimento educativo per un’intera generazione di adulti, siano essi sacerdoti, genitori, insegnanti, giornalisti ed operatori della pubblica informazione, ma anche intellettuali ed artisti (cineasti, musicisti, cantanti o attori che siano).

Il mezzo rivela un male che serpeggia tra noi, forse lo esalta per la potenza che le immagini da sempre hanno sull’animale uomo. Il dato che più sconvolge tra gli orrori scoperti dall’inchiesta è l’età dei consumatori di un tale abominio. Dobbiamo prendere atto del piacere provato da adolescenti per la visione di violenze e sevizie inflitte sui corpi inermi di bambini ed animali. Quale e quanto compiacimento di abomini ed efferatezze può mai attecchire nelle viscere e nelle menti di individui che talora non hanno nemmeno completato il loro sviluppo puberale? Questa vicenda cosa ci dice dell’essere umano? Terribili verità.

Abbiamo bisogno più che mai di un pensiero che distingua senza alcuna incertezza il Bene dal Male, entrambi insigniti della maiuscola perché entrambi giganteschi nella loro potenzialità, una positiva l’altra negativa, una costruttiva l’altra distruttiva. Siamo ancora in grado di affermare che c’è qualcosa di minimo, irriducibile, ma che sicuramente è Bene, così come qualcosa che sicuramente è Male e pare assai più contagioso? Famiglie, scuole, chiese, ciascuno di noi deve sentirsi chiamato di fronte a questa vera e propria minaccia antropologica e alla connessa emergenza educativa. I demoni proliferano e s’aggirano tra noi.

Non è notizia d’oggi, purtroppo, la brutalità, l’abominio a cui può giungere un uomo. Colpisce però il fatto che si manifesti là dove il dato economico non è tale da fornire spiegazioni automatiche ed assolverci così dal pensare il tema del Male. Un tempo la Chiesa ci parlava più di questo che di diseguaglianze economiche e marginalizzazioni sociali. Sarà per questo che i romanzi di Dostoevskij continuano ad esercitare un enorme fascino. Sarà perché ci raccontano i modi e le parole con cui si esplica la potente seduzione del male, le abiezioni dentro cui possono precipitare gli esseri umani. Sarà anche perché ci raccontano le possibili vie di resistenza a tutto questo orrore così umano, dannatamente umano. Sarà perché Dostoevskij scriveva per espiare e farci espiare, noi lettori con lui scrittore, oppure per metterci in guardia e suscitare quella timida radice di Bene che in noi ancora germoglia. C’è davvero tanto da lavorare, da lottare, da scavare nel profondo buio dell’anima umana, sapendo che sin dalla nascita siamo posti di fronte ad un bivio, alla scelta tra il Bene e il Male. Dobbiamo allarmare e allertare famiglie, scuole, l’intero mondo degli adulti e degli adolescenti.

Infine dobbiamo insegnare il significato esatto dell’atto di generare, cosa comporti ben oltre la nascita e il primo accudimento, quali assunzioni di responsabilità richieda ai genitori. Mettere al mondo un figlio: si tratta di un compito, una missione per noi padri e madri, non di un trastullo e nemmeno di un completamento del nostro io o della vita di coppia. Un figlio è una sfida al Male in nome del Bene e chiama colei e colui che lo generano a quel compito tanto gravoso quanto meravigliosamente umanizzante che si chiama Educazione. Trarre fuori dalle tenebre maligne e indirizzare verso una luce benigna. Mettere al mondo non basta.   


One Reply to “Mettere al mondo non basta”

  1. […] originariamente pubblicato su “Il Corriere Nazionale“, 18 luglio 2020. Si ringrazia il Direttore, dott. Antonio […]

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