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Il Lago pleistocenico della Val d’Agri

Basilicata

di Vincenzo Petrocelli

Uno sguardo sulla Val d’Agri si ottiene dall’alto di Monticello di Tramutola. Non esito ad affermare che questa veduta é da porsi tra le più belle, pittoresche e suggestive che offre la Val d’Agri.

Tutti gli elementi che formano il quadro paesistico della Val d’Agri, sono i resti di un lago prosciugatosi inseguito ad uno svuotamento spontaneo, conservandone solo il ricordo in alcuni tratti paludosi e nei toponimi: Pantanone e Pantane di Tramutola, Pantane di Paterno ed altri luoghi simili.

Oggi, questi luoghi sono riguardevolissimi, nell’era pliocenica e nel quaternario superiore, con il progressivo ritiro del mare e conseguente svuotamento del lago pleistocenico (1), erano agrariamente inutilizzabili, pertanto gli insediamenti umani per necessità erano spinti sulle alture e sul territorio di Tramutola ne riscontriamo le vestigia antichissime.

Essendo in quel tempo, la valle Tramutola impaludata e sommersa dalle acque, pertanto la sola parte montuosa che serviva di abitazioni all’uomo, era la zona di Casa Masone, che poté offrire ricovero ai più antichi e primi abitatori, se pure ve ne erano in quella remota epoca.

Dopo lunghe ricerche, portate avanti con grande passione, sul territorio di Tramutola, ho potuto stabilire due fatti, che ad intervalli di secoli i popoli della Val d’Agri abitarono i colli nei primi tempi preistorici delle costruzioni a blocchi, che ancora oggi sono visibili sul territorio di Tramutola e l’altro fatto che nel medioevo le popolazioni ripararono ai monti per sfuggire ai pericoli delle inondazioni a causa del fiume Agri, senza argini e danneggiati dal tempo, perciò quelli pianeggianti, erano terreni inutilizzati a causa del disordine idrico e la persistenza della malaria.

Il primo a fare su questi luoghi delle osservazioni geologiche accurate fu R. Mallet nell’anno 1858(2).

Robert Mallet

Sull’argomento bisogna aspettare l’anno 1879, anno in cui C. De Giorgi (3) nelle sue “Note geologiche sulla Basilicata” accennò vagamente alla presenza di un antico bacino lacustre nella vallata dell’Agri fra Marsiconuovo e Tramutola.

Finalmente De Lorenzo (4) nei suoi “Studi di geologia nell’Appennino meridionale” (Napoli, atti Acc. Di Scienze, 1896) diede le ultime e più precise notizie sul bacino dell’Agri, cui rimando il lettore sulle notizie scientifiche del lago.

Il lago pleistocenico della Val d’Agri, costituito di acque dolci, al principio del pleistocene defluiva al mare, allora a 700 metri circa d’altezza sul mare attuale, mediante un emissario continuo e considerevolmente grande.


I sedimenti di questo lago si trovano in generale a un’altezza poco superiore ai 600 metri sul mare e sono principalmente rappresentati da argille, marne e marne sabbiose verso il centro e da conglomerati più o meno grossolani verso i margini.

Il più antico dei terreni costituenti le sponde e il fondo dell’antico lago dell’Agri, é dato dal trias medio. Dopo la pubblicazione degli scritti di De Lorenzo, il trias medio fu segnalato anche da Baldacci e Viola nella loro nota “Sull’estensione del trias in Basilicata e sulla tettonica generale dell’Appennino Meridionale” ( Boll. Com. Geol. Ital. Vol. XXV ), i quali osservarono abbondanti neritine e spirigerine in certi calcari della Valle Scivogliata di Tramutola, pendii dei Castelli. Inoltre la maggior parte del territorio di Tramutola, che si sviluppa nella valle e sui pendii, é costituito da sedimenti lacustri, perché in un tempo geologicamente molto lontano, era ricoperto dalle acque del lago pleistocenico.

Il professore G. De Lorenzo in una sua memoria presentata all’assemblea dell’accademia di Napoli il 3 luglio 1897 e premiata da questa, così afferma:

il lago quaternario della Val d’Agri ha forma di triangolo isoscele allungatissimo, di cui il vertice si trova sotto Marsiconuovo e la base si stende tra Montemurro e Sarconi.

Si può affermare che il bacino era comunicante con il mare dove é stata costruita la muraglia della diga del Pertusillo, tra Montemurro e Spinoso. In quel punto, il lago pleistocenico si manteneva in continua comunicazione col mare, in via di graduale abbassamento.

Dice il De Lorenzo:

quando il bacino era occupato dal lago, ogni affluente si scaricava in esso, portandovi tributo di materiale detritico e di acqua, fornita dal clima umido dell’epoca glaciale, concorrendo in addolcire rapidamente le acque da prima salmastre. Poiché l’emissario del lago tendeva a raggiungere il livello basale di erosione, esso andava incidendo un canale diretto da occidente ad oriente negli erodibilissimi terreni eocenici della sponda e a misura che questo canale si approfondiva, la superficie del lago si abbassava, finché, giunto quello ad un livello di poco inferiore al fondo del lago, questo si trovò completamente vuotato, e i suoi sedimenti cominciarono ad essere segati dai corsi d’acqua, che prima li costituirono.

Una volta prosciugato, dopo milioni d’anni, il suolo del fondo paludoso del lago e coperto di naturale vegetazione, cominciò a crescere l’agricoltura nella valle, mentre sui colli continuò la pastorizia. Così vennero alla luce i monti che chiusero ad anfiteatro il bacino della valle dell’Agri. Oggi possiamo osservare queste scogliere cretacee che battute dal mare, durante l’eocene, formavano la nostra Val d’Agri in quell’era.

I primi uomini, abitatori, a causa delle acque salmastre che ingombravano la pianura, abitarono i colli.


Il professor De Lorenzo esaminati gli sporadici oggetti rinvenuti nella zona, sosteneva: sembrano accennare alla probabile contemporaneità dell’uomo neolitico con gli animali pleistocenici e con l’esistenza del lago.

E’ antichissima la civiltà, nelle varie fasi, che si é svolta sulle colline della Val d’Agri.

Sul territorio di Tramutola, ove ho ritrovato e fotografato uno stralcio di muro preistorico, già riconosciuto come tale dal direttore del Museo di Napoli, Cav. Giuseppe Patroni, nell’agosto del 1896, é l’esempio tangibile della presenza di una civiltà antichissima.

Il muro si addossa alla collina denominata Tempa Repezzata, adiacente al colle Castelli a metri 911 (s.m.) e, domina, la zona delle Farnete sottostante, la Grotta di Melito e superando con lo sguardo, il guado di Santa Palomba, consente una vista su tutta la zona industriale di Viggiano. Il muro é largo circa metri cinque. Oltre questo muro, che sovrasta un profondo burrone, sono visibili altri muri di diverse dimensioni, sempre in pietra irregolare, parte visibili, parte irregolari e distrutti, da ritenere della prima maniera delle costruzioni pelasgiche.

Altre tracce di mura antichissime ho rinvenute e fotografate sulla serra della Civita del monte Tassito o Tasseto, ove oggi la Regione Basilicata, ad onta di tutto ed in dispregio alle regole di rispetto, ha impiantato un campo sperimentale di castagno.

Sia il colle Tempa Repezzata che la Serra della Civita del Tasseto, sono luoghi, sicuramente, abitati in epoche remote.

Come autorevoli scrittori, ci hanno demandato, la Lucania ebbe come primi abitatori gli Ausoni e questo popolo fu detto anche Opico ed Osco. Nulla sappiamo di loro se non che vivevano come pastori erranti.

Da Dionigi(5) apprendiamo che questo popolo cadde diciassette età prima della guerra di Troia che corrisponde al 1700 av. cr., quando i Pelasgi-Enotri vennero in Italia.

Dice il barone Antonini(6) che i Pelasgi furono gente greca e così chiamati da Pelasgo re d’Arcadia che fu padre di Licaone il quale insegnò alla sua gente l’uso delle ghiande, come cibo, quando prima di frondi e radici si cibavano.

Se abitarono il territorio di Tramutola sulla collina di Tempa Repezzata e sulla montagna del Tasseto, certamente trovarono di che cibarsi, essendo quei luoghi ricchi di querce e di frutti di castagne. Se quel popolo, proveniente dalla Grecia, abitò questi luoghi, quando si installò sul territorio di Tramutola, aveva sicuramente già abbandonato la vita ferina ed aveva imparato a cibarsi di frutta ed in conseguenza a coltivare la terra. Forse conoscevano già la comodità delle capanne e del coprirsi con pelli di animali.

Difficile cosa é stabilire, con qualche certezza, quando i Pelasgi vennero in Italia e poi in Lucania, perché essi furono continuamente in viaggio.

Tutti quelli che hanno parlato di loro sono concordi nel dire che furono gente “vagabonda”, errante.

Se incerto o dubbioso é il tempo della venuta dei Pelasgi in Italia ed in Lucania, più incerto é il luogo in cui nella Lucania si fermarono.

L’antico muro di cinta, della collina di Tempa Repezzata ed i resti del Tasseto, provano che un popolo antico o, i Pelasgi, un tempo hanno abitato sul territorio di Tramutola.

Fatto certo é, che siamo alla presenza di costruzioni di tipo ciclopiche, a macigni senza alcuna forma accozzati insieme e sovrapposti.

Dice il Racioppi(7): non esiste ferma la prova, che siano opera di un popolo che si abbia il diritto di dire Pelasgi e continuando afferma sono opere di popoli antichissimi, é vero, che non furono né i Romani né gli Elleni.

Oggi, pertanto per la Val d’Agri, per Pelasgi, si può intendere se non un popolo di cui sono ignote le origini, i “monumenti” ritrovati sul suolo di Tramutola, che comunque confermano la presenza di un popolo antichissimo.

I Pelasgi vennero in Italia, per mare, con Enotro nel 1790 av. cr., poi dalla Tessaglia nel 1540 av. cr., inseguito con Ercole e forse l’ultima spedizione si ebbe con Enea dopo la distruzione di Troia circa il 1270 av. cr.

Questo popolo importò in Italia ed in Lucania, le proprie arti ed industrie, la loro religione e tutta una civiltà.

Sono dovute ai Pelasgi la pietra del focolare, fondamento della famiglia, la pietra che segna il confine dei campi, vero fondamento alla legge della proprietà. (Micali, l’Italia prima dei Romani)

Nulla sappiamo di quello che avvenne al tempo della dominazione dei Pelasgi nella Lucania. Sicuramente, a difesa, secondo il loro costume, costruirono formidabili città e castelli, i cui avanzi sono presenti sul suolo di Tramutola a testimonianza di grandissima potenza.

Il costume di fabbricare le città piccole e sopra i monti, é riferito anche da Dionigi Alicarnasseo nel lib. I.

Ovviamente, questo non tanto perchè fossero più forti ed atte a resistere ai nemici, ma per la salubrità dell’aria.

Oppure bisogna credere quello che pensò Platone dopo Omero che gli antichi costruivano le città sopra i monti per l’idea rimasta del diluvio di Deucalione, quindi i luoghi alti fossero meno esposti alle inondazioni ed alle acque (Strabone nel lib. 13).

La decadenza dei Pelasgi avvenne per calamità naturale e la discordia insorta fra loro. Si può far risalire la loro decadenza al tempo della rovina di Troia intorno al 1270 av. cr., dopo cinque secoli di permanenza. E’ da qui che prendono inizio i nuovi popoli che ereditarono le forti città e le cose abbandonate dai Pelasgi.

I tirreni ebbero l’Etruria fondando l’impero Etrurio. Nel Lazio si formarono i Latini. Gli Osci costituirono i popoli Sabini, Piceni, Sanniti, Campani, Appuli e Lucani.

La Lucania, dopo i Pelasgi, fu abitata da molti popoli, tra i quali la continuazione degli Enotri onde da loro tutta la regione prese il nome di Enotria. Poi fu l’era dei Lucani.

Ma quali popoli trovarono i Lucani in Val d’Agri? E quando vi giunsero?

Gli autori greci e latini non si soffermano su questi particolari, anzi Strabone geografo romano, non fa menzione alcuna, pertanto mi tocca andare a tendoni fra le tenebre dei frammenti storici raccolti nei libri di chi ha trattato la storia della Lucania.

Da Giamblico e da Laerzio e da tutti gli altri che hanno descritto la vita di Pitagora, apprendiamo che quando questi insegnava le sue dottrine filosofiche a Metaponto, dal 540 al 500 av. cr., ebbe fra i suoi discepoli molti lucani, tra i quali Ocello, Ocylo e della loro sorella Bindaice, che ebbero per patria Grumentum.

Questo particolare incontestabile m’induce a credere che in quel tempo, quando Pitagora insegnava a Metaponto, i Lucani avevano già occupato l’Enotria e quindi Grumentum e sottomessi gli Enotri-Pelasgi, dei quali dopo la fondazione di Roma già non si trova alcuna memoria, quindi deve presumersi che prima di quel tempo o estinti o sottomessa sia la loro condizione; pertanto propendo col credere che i Lucani occuparono l’Enotria, distaccandosi dai Sanniti, in un’epoca precedente alla fondazione di Roma o quasi contemporaneamente a questa. Quindi, Grumentum importantissima città della Lucania, non era, al tempo di Pitagora abitata da gente barbara, anche se questo termine era spesso usato dagli scrittori Greci e Latini per indicare ogni altro che né greco né romano fosse stato, ma bensì città fiorente.

Una indagine seria sui popoli che abitarono le colline della Val d’Agri, senza entrare nel labirinto dei tempi oscuri e senza inutili falsità storiche, sarà condotta con riferimento a quello che gli scrittori storici hanno quanto meno menzionato nei loro trattati.

Purtroppo i fatti delle origini di questo popolo venuto in Val d’Agri ci sono ignoti, perché gli scrittori antichi Greci o Romani che fossero, parlano di questi luoghi dal tempo che i Lucani scacciati dopo molti anni di guerre, gli Enotri-Pelasgi, contesero prima i Greci e poi i Romani.

Strabone nel libro 6, con poca cortesia scrisse: che nulla curarsi di far menzione dei luoghi mediterranei della Lucania, perché al suo tempo erano oscuri ed erano divenuti ignobili. Forse Strabone si era ingannato o era offuscato dall’odio verso quel popolo che ostinatamente aveva combattuto Roma ed il suo impero.

Posto che al tempo di Pitagora, Grumentum fosse già una città importante dei Lucani e dato per scontato che per occupare queste terre e sottomettere gli antichi abitatori occorsero molte guerre e che per diventare un popolo forte ed organizzato occorsero molti anni, si può ipotizzare il loro arrivo in questa valle, intorno all’anno 800 av.cr.

I Lucani giunsero in Val d’Agri, provenienti dalla valle del Tanagro attraversando la catena Appenninica che separava le due valli, la montagna di Serra Longa, occupando i luoghi di Tramutola che diventarono le loro prime sedi: Montagna del Tasseto, Tempa Repezzata, Bosco Langone, Valle Longa, Acqua di Tasso, Capo Caolo e la zona del territorio di Montesano denominata Pascione, Manca del Melo e Fontanelle. Perchè si fermarono in questi luoghi? Per l’abbondanza di acqua e di suolo fertile. Nella montagna del Tasseto vi é la sorgente Acqua del Tasso, dalla omonima contrada ed a Tempa Repezzata la fontana Acqua del Salice.

Occupati questi luoghi si diressero poi alla volta di Grumentum, già Grumentos, che conquistarono ed utilizzarono come punto di eventuali ritirate nelle azioni di conquiste.

Grumentum aveva ampie strade incrociate lastricate con grandi e spianate pietre composte alla moderna, che lasciavano correre le acque ai due lati. Le pietre, di cui ancora oggi si ammirano i resti di una strada, fanno ritenere, Grumentum, città costruita dai Pelasgi.

Sono ancora in corso i lavori di recupero dell’anfiteatro con la cui arena ellittica che mostra il suo antico splendore. Il teatro, di figura semi-ovale, le magnifiche terme, il circo, il portico ed i tanti templi, la caratterizzano come città di un luogo riguardevole, perciò risulta quasi impossibile pensare che una simile città possa esistere con il vuoto intorno a se. Anche se i documenti storici non fanno menzione dei paghi dei popoli grumentini e pur vero che molti luoghi nominati dagli scrittori storici, non sono stati ancora ubicati dai geografi moderni. Sul territorio di Tramutola, sono presenti i “monumenti” di Tempa Repezzata e montagna del Tasseto, che confermano la presenza di un luogo abitato, da popolo antichissimo.

A conclusione di questo articolo, mi corre obbligo un ultimo riferimento alla città di Grumentum, città Lucana e poi città Romana. Quando i Lucani si separarono dai Bruzi nell’anno 355 av. cr., abbandonarono Petilia, come loro capitale, scegliendone un’altra e probabilmente fu Grumentum che in seguito divenne tanto importante da gareggiare con altre città rinomate come lo dimostrano le sue rovine che occupano un’area del diametro di quattro chilometri.

(1) Periodo in cui si sono avute trasformazioni di dettaglio per effetto delle quali alla fine del periodo le terre e i mari assunsero quasi completamente la distribuzione attuale.

(2) Robert Mallet Il terremoto Napoletano del 1857 SGA Bologna, 1987.

(3) Cosimo De Giorgi (1842-1922) scienziato italiano.

(4) Giuseppe De Lorenzo nacque a Lagonegro da umile famiglia, docente e membro della Geological Society of London, morì a Napoli il 22 giugno 1957.

(5) Dionigi di Alicarnasso, o Dionisio, è stato uno storico e insegnante di retorica greco antico, vissuto durante il principato di Augusto. La sua opera principale è Antichità romane.

(6) Giuseppe Antonini (barone di San Biase). I suoi studi furono trasfusi nell’opera “La Lucania, Discorsi” pubblicata per la prima volta nel 1745.

(7) Giacomo Racioppi (Moliterno 21 maggio 1827 – Roma 21 marzo 1908) è stato uno storico, politico ed economista italiano.


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