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Il Recovery Fund è ancora in alto mare (e conviene sempre di meno)

Economia e Finanza

Le condizionalità imposte da Bruxelles per accedere ai finanziamenti rischiano di essere pesantissime. I mercati finanziari invece sono favorevoli

Dopo la conclusione delle ultime elezioni regionali, il 23 settembre è arrivata a Roma al ministero dell’Economia una lettera partita da Bruxelles il giorno 19, firmata dal lettone Valdis Dombrovskis (vicepresidente esecutivo della Commissione Europea) e “controfirmata” da Paolo Gentiloni, che della stessa Commissione è membro per l’economia. Il ritardo con cui il destinatario ministro Gualtieri ne ha reso noto il contenuto è forse dovuto alla pesantezza della stessa: una doccia fredda da nascondere prima delle elezioni regionali? Gli altri paesi membri hanno ricevuto la stessa lettera o, avendola ricevuta, la considerano carta straccia?

In essa si pone in evidenza che le discussioni sul bilancio europeo 2021-2027 sono in fase avanzata, così come quelle su Next Generation Eu; tuttavia, tali strumenti diventeranno operativi non prima dell’inizio del 2021. La fraseologia burocratica nasconde in realtà le profonde fratture che esistono fra i paesi membri e fra la stessa Commissione e il Parlamento. Da ciò deriva la deludente conclusione che prima dell’inizio del prossimo anno non si vedrà circolare alcun soldo, in barba alla necessità di affrontare celermente la crisi economica derivante dalla pandemia!

Ciò non impedisce a Dombrovskis di voler fornire ulteriori linee guida per la preparazione delle bozze del bilancio italiano per il 2021. Premesso che le politiche di bilancio dovrebbero avere un carattere «espansivo» per continuare a supportare la ripresa attraverso tutto il 2021, la clausola di salvaguardia attivata lo scorso marzo dalla Commissione e dal Consiglio, rimarrà attiva nel 2021; dopodiché, «quando le condizioni economiche lo permetteranno, sarà opportuno perseguire politiche fiscali tendenti a raggiungere posizioni di bilancio più prudenti nel medio termine». Quindi il limite del 3% del deficit di bilancio annuale rapportato al Pil e il limite del 60% dell’indebitamento del singolo paese rispetto al Pil non dovranno essere presi in considerazione per il momento; tuttavia si continua ad aleggiare lo spettro del ritorno all’austerità nel medio periodo. Si precisa che le misure di sostegno all’economia dovrebbero essere adattate alla situazione specifica, ben indirizzate e temporanee e il loro uso e la loro efficacia dovrebbero essere regolarmente riviste allo scopo di migliorare i fondamentali delle nostre economie e sostenere le «transizioni» con progetti di «economia verde» (per il 30% della spesa) e nel digitale (per il 20%). È davvero pensabile che le regole fiscali europee saranno riattivate nel 2022 e lo saranno nella loro forma attuale?

Dombrovskis ricorda poi che il bilancio del 2021 dovrà tenere in considerazione le raccomandazioni già inviate dalla Commissione (Country Report) e contenute nella proposta di Next Generation Eu (soprattutto nella sua linea di finanziamento chiamata Recovery and Resilience Facility). Si invita, senza mezzi termini, a fornire informazioni su come l’impostazione della bozza di bilancio terrà conto di queste linee guida, sottolineando che in autunno la Commissione sorveglierà lo sviluppo del deficit e del debito.

La realtà che comincia ad apparire chiaramente è che i fondi previsti dal cosiddetto Recovery Fund sono ancora in alto mare anche per le pesantissime condizionalità che si vogliono imporre, limitando l’accesso ai fondi della Unione.

È emersa a fine settembre l’aspra discussione fra i sostenitori dell’introduzione della clausola sullo stato di diritto e i suoi avversari (“2020 Rule of Law Report”, pubblicato il 30 settembre). Il pagamento dei fondi per uscire dalle conseguenze economiche della pandemia verrebbe legato per volontà di alcuni paesi del Nord alla osservanza da parte di ciascun paese membro di condizionalità intese a preservare lo «stato di diritto», che potrebbero giungere a essere intese arbitrariamente come: l’osservanza di norme etiche attinenti alla sfera sessuale/familiare, alla immigrazione e al ruolo in essa delle Ong, alle quali dovrebbe essere assicurata la più ampia discrezionalità, alla libertà di stampa, ai poteri eccezionali che un governo può chiedere al Parlamento in periodo di crisi… oltre che all’indipendenza ed efficacia della magistratura, l’eccessiva durata dei processi, il sistema anticorruzione, il pluralismo delle fonti di informazione. È davvero pensabile di legare il rispetto dello stato di diritto all’accesso ai fondi dell’Unione Europea, concedendo alla stessa di sospendere, ridurre o restringere l’accesso a detti fondi in caso di mancato rispetto dello stato di diritto così come viene inteso a Bruxelles?

A questo punto appare opportuno ridurre l’enfasi posta sulle misure di sostegno finanziario da parte della Unione Europea. Il governo italiano potrebbe favorire la ripresa investendo in pochi e selezionati progetti le risorse finanziarie reperite sul mercato. In ogni caso l’Italia, come gli altri paesi membri, sarà costretta in un primo tempo a finanziarsi da sola i propri progetti, per vedersi poi arrivare i fondi da Bruxelles. Potrebbe trattarsi di opere infrastrutturali da gestire secondo il modello della ricostruzione del ponte Morandi a Genova. Grazie agli strumenti messi a punto dalla Banca centrale europea (attraverso le line Pspp e Pepp, di cui si discute in questi giorni la opportunità di una ulteriore estensione oltre i 1.350 milioni di euro di limite attuale), la stessa Bce ha acquistato negli anni circa 500 miliardi di euro di titoli del debito pubblico italiano.

I relativi interessi vengono restituiti dalla Bce allo Stato italiano attraverso la Banca d’Italia: quindi i suddetti 500 miliardi di debito pubblico sono a tasso di interesse zero. All’ultima asta pubblica sono stati collocati Btp decennali al tasso di interesse lordo dello 0,78%. Se i mercati finanziari, sotto la spinta della Bce che agisce in certo qual modo da garante, sono così favorevoli, perché il Tesoro italiano negli ultimi sei mesi è apparso a tratti quasi riluttante a collocare nuovi titoli? Che bisogno ha l’Italia di ricorrere al Mes e anche a Next Generation Eu (eccetto che per la parte “grants”), tenendo presente che sempre di prestiti da restituire si tratta?

 

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