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La scure dei dazi sull’export di vino francese, i viticoltori sperano che Trump perda

Cronaca

Di Guillaume Petit  & Gioia Salvatori

Vigne di Saint Emilion (Bordeaux) - archivio, 2015
Vigne di Saint Emilion (Bordeaux) – archivio, 2015   –   Diritti d’autore  Bob Edme/AP

I vini italiani si sono salvati, quelli francesi no e da un anno circa le esportazioni dall’esagono negli Stati Uniti sono sottoposte, com’è noto, a dazi. Ad esonerarli non è bastata la passione, confermata dallo stesso consorte, della first lady Melania per le bottiglie d’Oltralpe. Ai dazi è seguito un calo delle esportazioni dalla Francia agli States di circa un terzo, ovvio dunque che i viticoltori francesi guardino con particolare interesse al voto per la Casa bianca. Aubert Lefas, viticoltore a Pommard (Bourgogne) denuncia gli effetti dei dazi, ovvero una “Distorsione dei prezzi del 25% sui nostri vini, il che è considerevole, soprattutto durante una pandemia. Personalmente – aggiunge – sarei felice se un democratico fosse eletto, ma non sono sicuro che un nuovo presidente cambierà automaticamente il sistema fiscale. Noi viticoltori siamo solo vittime di una guerra commerciale tra Airbus e Boeing”.

La questione è conosciuta: Donald Trump è stato autorizzato dall’Organizzazione mondiale per il commercio a tassare quasi 8 miliardi di import europeo, una sorta di compensazione per i sussidi, ritenuti illegali, concessi da Paesi europei al consorzio aeronautico Airbus. Consorzio che è il primo diretto concorrente mondiale dell’americana Boeing, anche lei, tuttavia, aiutata da Washington. Una guerra commerciale che si gioca tra cielo e terra, è il caso di dire, e che ha fatto feriti. Recentemente sono anche stati autorizzati dazi Ue sui prodotti USA, l’offensiva dopo la rappresaglia.

2020 anno nero per l’export di vini francesi

Anche il Coronavirus ha avuto un impatto sulle esportazioni di vino francesi ma le tasse di Donald Trump hanno colpito di più i produttori. Nella prima metà del 2020, le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno registrato un calo del 15% in volume e del 28% in valore. Nello stesso periodo anche le esportazioni francesi in Germania e nel Regno Unito sono diminuite, ma meno.

Sotto la scure dei dazi sono finiti anche i vini spagnoli, i formaggi italiani, i whisky scozzesi. Tra i produttori francesi, nessuno è stato risparmiato.

Michel Chapoutier, vignaiolo e commerciante di vini nella Valle del Rodano nonché proprietario di vitigni in Australia, denuncia “Si potrebbe dire che sì l’attività è in calo a causa del Covid-19 ma dall’inizio dell’anno la Nuova Zelanda ha registrato un aumento del 15% delle esportazioni verso gli Sta ti Uniti. Quindi il mercato americano sta crescendo nonostante il coronavirus. E oggi siamo sanzionati e tagliati fuori dal nostro governo, che preferisce sostenere Airbus e farci ripagare per le loro violazioni delle regole del commercio internazionale”.

La Francia è seconda solo all’Italia nell’esportazione di vini negli Stati Uniti, ora il settore vinicolo dell’esagono chiede risarcimenti diretti allo Stato per il danno subito con i dazi. Danno che potrebbe rinnovarsi con una rielezione di The Donald.


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