Stakeholder evoluzione del conflitto in Ucraina – 1° Parte

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La Russia è stata costretta ad entrare in conflitto con l’Ucraina per aiutare i propri fratelli russi da otto anni sotto bombardamento delle forze di Kiev.

Così, il 24 febbraio è iniziata l’operazione di terra delle Forze Armate russe. Siamo al diciassettesimo giorno di guerra e spiragli concreti che la diplomazia possa fermarla, non ne vedo.

I colloqui tra le 2 delegazioni non vanno avanti per la chiusura da parte della delegazione di Kiev, che continua ad alzare la posta senza pensare che ogni minuto che passa civili inermi, per la verità pochi, quelli che sono rimasti sono soprattutto vecchi e malati, possono perire sotto i bombardamenti tra i contendenti.

A questi si aggiungono i giovani (uomini e donne) costretti dal governo di Kiev ad imbracciare una mitragliatrice. Mosca va avanti imperterrita per de-nazificare la società ucraina. È l’unico paese d’Europa dove il battaglione di paramilitari nazisti, Azov, è costituzionalmente riconosciuto, come accadde con le truppe irregolari di Bandera durante la seconda guerra mondiale, che combattevano al fianco dei nazisti contro coloro che oggi li sostengono, Stati Uniti, Germania, Ue e Regno Unito.

Kiev mesi prima del conflitto è stata rifornita di armi dal PentaAto e dalla Ue con cui possono continuare a resistere al potente esercito russo. Gli aiuti militari per l’Ucraina continuano ad arrivare nei paesi di Confine, Polonia, Moldavia e Romania.

Mentre l’Ucraina è impegnata sul campo di battaglia, l’occidente continua ad infliggere sanzioni contro la Russia sperando così di piegare il fiero popolo russo. Non hanno imparato nulla dalla Seconda guerra mondiale.

Dopo quasi tre settimane di conflitto la situazione sul campo è però abbastanza definita, vede le truppe di Mosca che sono avanzate sino alle porte della capitale, sono pronte, attendono solo la stoccata finale, prima di lasciare la terra ucraina.

A sud del paese i principali centri lungo la direttrice che unisce il Donbass alla regione di Odessa, sono sotto il controllo russo.

Da Kherson a Melitopol, stesso vale per la centrale atomica di Zaporozhe; ad est grandi città come Kharkiv e Sumy rimangono sotto la pressione russa; ad ovest la regione di Leopoli è stata presa di mira con il bombardamento di strutture militari e strategiche. Dall’intero paese sono scappati solo i civili, donne, bambini e uomini non in grado di combattere che il regime di Kiev ha lasciato partire. Con questo quadro andiamo a vedere i possibili stakeholder che si potrebbero verificare. Ovvio che ogni scenario, può avere un’altra risultante se dovessero mutare le variabili allo status quo.

1° Stakeholder i russi escono vincitori

Nei prossimi giorni la Russia intensificherà attacchi mirati sugli obiettivi strategici delle principali città già assediate, nel sud e nell’est. Contemporaneamente darà l’assalto alla capitale e alla strategica città industriale di Odessa.

Con la presa di Odessa e il controllo delle sue raffinerie, Kiev rimarrà senza carburante. I caccia saranno costretti a rimanere a terra e lo stesso accadrà per i carri armati  non in grado di poter difendere la città. Mosca approfitterà della difficoltà nell’esercito ucraino per cingere d’assedio la capitale costringendo il governo nazista alla resa. Si stringe la morsa a tenaglia per congiungere le truppe da Nord, tra Sumy e Kharkiv, e da sud, dalla Crimea. Il presidente Putin non ha nessun interesse ad un conflitto lungo che avrebbe ripercussioni negative anche tra il suo entourage.

Gli strateghi di Putin devono spingere sull’acceleratore per concludere a proprio favore la campagna ucraina. Avrà costi in vite e in *effetti collaterali” ma non può per questo rallentare se vuole uscirne vincitore. Mosca non deve cedere in questo momento, quando gran parte della vittoria è nelle mani dei russi, agli appelli e proclami della comunità internazionale.

Anche il presidente Zelensky capirà che la guerra per il suo esercito, sarà impossibile da vincere sul campo e il costo umanitario sarà altissimo. Alzerà la bandiera bianca in segno di resa e sono sicuro che, come un agnellino accetterà di riprendere i colloqui di Minsk da dove si erano interrotti.

Non sarà una resa indolore per l’Ucraina,  oltre alla Crimea, Kiev dovrà riconoscere l’indipendenza delle regioni del Donbass, le repubbliche di Donetsk e Lugansk, riconosciute indipendenti dalla Russia prima che scattasse l’invasione a febbraio.

Ma Putin non si fermerà qui, la vittoria della Russia comporterà per l’Ucraina un’ulteriore ridefinizione dei confini, con una sostanziale spartizione dell’Ucraina. Anche l’Oblast di Odessa non è così più sicuro che rimanga Ucraina. Per la Russia Odessa rappresenta un simbolo. La città del sacrificio dove centinaia di russi sono stati trucidati nel palazzo del sindacato dal Regime di Kiev.

Maurizio Compagnone

analista geopolitico

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