Sociatria: “Voglio il tuo utero” volume di Renata Rusca Zargar

Arte, Cultura & Società

Di

Pensatori anonimi o meno che masticano parole, e la propria dignità civile, in vacui profluvi sono una costante del XXII secolo. Ancor peggio del “coro di bocche chiuse”, marcano la distanza dall’impegno. Di essi, non è la “sociatria” (*), quella vera, che più che mai oggi si pone come questione di cura responsabile della società, nella stessa misura in cui in Socrate la saggezza (phronesis) è concreta disposizione a fare il bene, derivante dalla preliminare conoscenza che si ha di esso.

Al contrario, Renata Rusca Zargar è tra gli intellettuali “in media res”, cioè quelli che perseguono il fine di educare l’umanità a un processo di guarigione dell’autocoscienza, a un pensiero critico che sia in grado di contrastare abusi palesi in un clima in cui prevale l’indifferenza rispetto alle storture più importanti che coinvolgono le nostre vite.

Ecco la “sociatria” di Renata, insita nella sua consapevole e deliberata facoltà di obiettare e denunciare, non nascondere la realtà delle cose, quale atto decisivo della sua presenza attiva. Si traduce nella sua abilità a decifrare anche situazioni di ambigua superficialità e di adeguamento al luogo comune, che giacciono nelle secche di insane tradizioni, con la passione e l’urgenza di prendersi cura della nostra società locale e globale.

Diamo dunque volentieri notizia della sua ultima fatica letteraria “Voglio il tuo utero” e al riguardo di seguito riportiamo il suo contributo “Immaginare la donna come un essere umano”, che ci interpellano su un tema, la maternità surrogata, verso il quale la nostra contemporaneità purtroppo si mostra colpevolmente indifferente e molto spesso irresponsabile.


Il volume: “Voglio il tuo utero

“Voglio il tuo utero” – copertina cartaceo

“Voglio il tuo utero” – COPERTINA ebook

Per maggiori informazioni: VOGLIO IL TUO UTERO (senzafine.info)

 

—————————————–

Immaginare la donna come un essere umano

Quando si pensa a un artista, scrittore, pittore o scultore che sia, si fantastica che venga preso, ogni tanto, da un’ispirazione incontrollabile e che gli urga di esprimere la sua creazione. Pare un po’ la famosa raffigurazione di Einstein con i suoi capelli ritti sulla testa.

Può darsi.

Di solito, però, non è così.

Di solito, nulla è semplice e scontato e l’opera artistica è preceduta dallo studio di quel soggetto e da una motivazione forte: si vuole comunicare agli altri, oltre che a se stessi, una realtà, un problema, una visione storica o sociale.

Perché si crede importante quella comunicazione e si è visionari al punto di illudersi che possa migliorare la società.

Dunque, usualmente, per me, scrivere significa prima di tutto dare rilievo ai problemi sociali, in particolare alla disparità di genere e alla violenza contro le donne.

Possono essere storie occidentali oppure orientali, ma sempre sono vicissitudini femminili perché bisogna raccontare, secondo me, ciò che si conosce bene.

E io sono una donna.

Seguo, tra l’altro, da anni la lotta di un’importante Associazione internazionale (CIAMS Home – Coalizione internazionale per l’abolizione della maternità surrogata (abolition-ms.org ) contro la pratica del cosiddetto utero in affitto.

Questa volta, allora, per il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, presento il mio libro “Voglio il tuo utero”, un nucleo di due racconti che trattano della GPA, gravidanza per altri, quando la donna, ovviamente povera, diventa una fattrice senza sentimenti che serve solo a produrre un bambino da vendere. Oltre ai racconti, il testo si avvale di un’introduzione informativa e di un’Appendice con articoli di giornale.

Tale pubblicazione (ebook e cartacea) è disponibile sulla piattaforma Amazon e proprio dal 25 novembre sarà presentata a voce sul mio canale youtube (325) Renata Rusca Zargar – YouTube ).

In Italia, la maternità surrogata è proibita e, quindi, si parla poco di questo soggetto. Eppure, politici, attori e personaggi che se lo possono permettere, vanno all’estero a farsi produrre un bambino e, quindi, tornano con il loro trofeo.

Forse, ce ne siamo resi un po’ conto allo scoppio della guerra in Ucraina, quando abbiamo visto neonati già pronti che non potevano essere ritirati dai committenti (abbandonati dalla madre biologica perché per contratto deve sparire subito dopo il parto) e ragazze incinte di bambini non loro che non sapevano dove andare.

Che cosa abbiamo pensato?

Soprattutto, mi chiedo, cosa abbiano detto le femministe che sostengono le donne.

Nulla di nulla.

Se leggerete questo volumetto, alla fine, è riprodotto anche un mio articolo del 2016, pubblicato da “Oggi” oltre che da vari altri giornali che si intitola proprio: “Le femministe hanno affittato il cervello?”.

Combattere la violenza sulle donne, infatti, è anche lottare contro questa pratica mostruosa che mette sullo stesso piano gli esseri umani e gli animali da produzione.

La co-fondatrice e co-presidente della Coalizione internazionale per l’abolizione della maternità surrogata (ICAMS), Ana-Luana Stoicea-Deram, ha espresso così il suo parere sul mio lavoro:

“Entrambe le storie descrivono circostanze complesse con grande empatia e umanità; lei mostra come le coppie possono scegliere di diventare genitori attraverso la gpa e perché, in quali circostanze personali e macrosociali, le donne sono portate ad accettare diventare madre “surrogata”. Ci piacerebbe pensare che più persone la pensino come Leonardo ed Emilio, e che il destino delle madri surrogate possa essere quello di Darina e Mawunyo (Castel Gandolfo!). Ma soprattutto spero che il suo libro venga letto e che fornisca ai lettori la comprensione necessaria per capire che questa pratica non è mai, né dovrebbe essere, una soluzione per nessuno. Auguro al vostro lavoro un bel percorso verso il cuore e l’intelligenza del pubblico!”

Mi auguro anch’io che le donne, tutte le donne del mondo, possano compiere qualche passo avanti nella parità di genere e che soprattutto siano libere da ogni forma di violenza e sopraffazione.

Renata Rusca Zargar


Note

(*) Sociatria deriva da due termini: sŏcius, che in latino significa “amico” o “alleato”, mentre iatreia deriva dal vocabolo greco che corrisponde a “terapia” o “guarire”. Nella lingua inglese. il termine “Sociatry” fu ideato da Jacob Levy Moreno, uno psichiatra rumeno, naturalizzato austriaco e statunitense, che, a metà del XX secolo, concepì innovative teorie e metodi basati su una nuova forma di ricerca attiva (action methods), oltre che su un nuovo approccio sistemico della psichiatria sociale. Fu, infatti, il creatore dello psicodramma, del sociodramma, della sociometria e di quella che egli chiamò la sociatria, la cura della società attraverso il gruppo.


Profilo biografico dell’autrice.

Renata Rusca Zargar

Renata Rusca Zargar. Savonese, impegnata in ambito sociale, studiosa di cultura islamica e indiana, insegnante in quiescenza di letteratura e storia nelle Scuole Superiori, abilitata anche in Filosofia, ha pubblicato diversi saggi e romanzi. Ha insegnato Scrittura Creativa gratuitamente per un ventennio agli anziani.

Cura un blog, noto in Italia e all’estero, di cultura, ecologia e società: Senzafine: Arte, Cultura e Società di Renata Rusca Zargar

Nella sua Pagina Autore di Amazon ci sono alcuni suoi libri: RENATA RUSCA ZARGAR su Amazon.it: libri ed eBook Kindle di RENATA RUSCA ZARGAR

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Traduci
Facebook
Twitter
Instagram
YouTube