“Nelle rivolte morte 481 persone, 109 rischiano l’esecuzione”

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I numeri, elaborati dalla ong con sede ad Oslo “Iran Human Rights”, in assenza di numeri ufficiali rischia di essere sottostimato perché “la maggior parte delle famiglie rimane in silenzio”
Proteste in Iran

AGI – Continua ad aumentare il numero dei manifestanti uccisi in Iran durante le proteste iniziate lo scorso 16 settembre: secondo l’Ong iraniana con sede a Oslo, Iran Human Rights, che tiene il conto dei numeri in assenza di dati ufficiali, ora sono 481. La Ong lancia l’allarme anche sulle persone a rischio di pena capitale, che sono 109.

Dei 481 uccisi durante la repressione delle proteste, 64 sono bambini (di cui 9 bambine) e 35 donne, segnala l’organizzazione. Molti riguardano ancora le prime settimane di manifestazioni, ed è quindi probabile che i dati reali siano molto più alti. Le statistiche non includono quanti sono stati giustiziati e nemmeno i suicidi ma soltanto quelli che sono stati uccisi durante le manifestazioni di protesta. Quanto ai militanti arrestati che rischiano l’impiccagione, anche in questo caso il numero di 109 è probabilmente sottostimato poichè, scrive IHR, “la maggior parte delle famiglie è sotto pressione per rimanere in silenzio” e facendolo sperano di salvare i propri congiunti.

“I casi riportati in tutto il Paese sono sufficienti per concludere che non si tratta di episodi isolati, ma di una politica sistematica del governo”. La Ong con sede in Norvegia “esprime inoltre grave preoccupazione per la diffusione degli arresti nella provincia del Sistan e Baluchistan che, secondo i rapporti ufficiali, ha raggiunto le 100 persone. Molti degli arrestati sono stati bollati come “stranieri illegali” e, poiché’ molti cittadini baluci sono privi di certificati di nascita, sono soggetti a una doppia oppressione da parte del governo”.

Secondo il direttore di Iran Human Rights, Mahmood Amiry Moghaddam, “molti manifestanti meno conosciuti, soprattutto nella provincia del Sistan e del Baluchistan, sono sottoposti a tortura e rischiano la pena di morte. Salvare le loro vite attraverso campagne di massa e pressioni internazionali deve essere una delle principali priorità'”.

I numeri citati si riferiscono solo alle proteste di piazza. I manifestanti giustiziati e quelli morti in circostanze sospette (compresi i presunti suicidi) poco dopo il rilascio, non sono inclusi in queste statistiche.

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