Tassa rifiuti ridotta se il servizio non viene erogato

La riduzione scatta anche senza provare che il disservizio è imputabile al Comune

Noi e il Condominio

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La riduzione della imposizione sui rifiuti è obbligatoria se il servizio pubblico è istituito ma non erogato. La riduzione agisce anche senza provare che il disservizio sia imputabile al Comune, sempre che lo scostamento dalle modalità previste per l’erogazione, sia grave e perdurante. Il principio è importantissimo e, anche se riferito alla tassa, merita attenzione anche per la tariffa.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 2374 del 25 gennaio 2023.

I giudici hanno deciso una controversia tra il Comune di Napoli e un ipermercato, riguardante un avviso di pagamento del 2012 per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti di imballaggio prodotti dall’ipermercato. La sentenza – riguardo alla differenza tra rifiuti urbani, speciali e assimilati agli urbani all’epoca dei fatti – considera come speciali i rifiuti dell’ipermercato. Questione oggi superata poiché il combinato disposto degli allegati L-quater ed L-quinquies alla parte quarta del Dlgs 152/2006 (“Codice ambientale”) classifica come urbani i rifiuti di imballaggio di supermercati e ipermercati di generi misti.

Quanto alla tariffa rifiuti le riduzioni, per la quota variabile, sono previste dalla legge 147/2013 articolo 1, commi 649, 657 e 657. Ma il principio di diritto affermato è chiarissimo: la riduzione opera anche senza la prova che il disservizio sia imputabile al Comune; il principio si applica anche al comma 657 ora riferito alla riduzione per le zone in cui non è effettuata la raccolta. Zone in cui la tariffa è dovuta nel massimo al 40%, secondo quanto stabilito dal Comune che può graduarla in base alla distanza dal più vicino punto di raccolta entro la zona perimetrata o di fatto servita.

La normativa

L’ordinanza muove dall’articolo 59, comma 4, Dlgs 507/1993 sulla tassa rifiuti per il quale «il tributo è dovuto nella misura ridotta se il servizio di raccolta, sebbene istituito e attivato, non si è svolto» nella zona di esercizio dell’attività dell’utente o è effettuato in grave violazione delle prescrizioni del regolamento di nettezza urbana «in modo che l’utente possa usufruire agevolmente del servizio di raccolta».

Anche se l’espletamento del servizio pubblico di nettezza urbana rientra nella responsabilità generale di buona amministrazione del Comune, tuttavia, la riduzione è prevista «per il fatto obiettivo che il servizio istituito non venga poi erogato secondo le prescritte modalità» purché, però, lo scostamento comporti i «caratteri di gravità e perdurante non fruibilità».

Disservizio

Secondo la Cassazione, la riduzione c’è a prescindere dalla sussistenza sia di un nesso di causalità condotta-evento sia di un elemento soggettivo «che rendano il disservizio soggettivamente imputabile all’amministrazione comunale».

La riduzione inoltre non si configura né come «risarcimento del danno da mancata raccolta dei rifiuti» né come “sanzione” per il Comune. Il suo fine è nel ripristinare «un tendenziale equilibrio impositivo» tra quanto può essere proteso e i costi generali del servizio, pur significativamente alterato, in presenza di una situazione difforme dalla disciplina regolamentare.

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